venerdì, settembre 28, 2007

Il gioco a servizio della scienza?

La notizia circola in rete già da un mesetto: un paio di ricercatori americani vorrebbero usare World of Warcraft per simulare il comportamento della popolazione davanti alla diffusione di una epidemia.
Tutti gli articoli e i post su forum e blog vari che avevo letto fino a ieri sull'argomento davano informazioni abbastanza confuse.
La cosa, mi dicevo, non ha senso.
E' vero che noi net-gamer siamo molto attaccati ai nostri personaggi, ma pensare di simulare il comportamento umano in caso di epidemie su wow è una sciocchezza, per molti buoni motivi, ma soprattutto per uno, che taglia completamente le gambe all'argomento: su world of warcraft non si prova dolore, e soprattutto si muore per finta, e non si pagano conseguenze.

Con questo presupposto sono prevedibili comportamenti di ogni genere e assolutamente non riconducibili alle realtà. Non solo io giocatore non rischio niente, ma nemmeno il mio personaggio rischia niente. Posso divertirmi a fare le cose più assurde: tipo andare nel centro dell'epidemia e ammalarmi apposta, giocare a fare la crocerossina e stare in mezzo agli appestati per aiutarli, divertirmi a spandere il contagio più che posso. Tanto alla peggio il mio personaggio muore, un minuto dopo torno in vita e ricomincio, oppure se mi sono scocciata esco dal gioco che tanto domani lo ritrovo dove l'ho lasciato.
Però mi sembrava molto strano che una rivista come The Lancet (che è una delle più serie e accreditate riviste in campo medico a livello mondiale), potesse dare spazio a una ipotesi di ricerca così poco affidabile.

Poi ieri mi imbatto in questo articolo, a firma Moreno Tiziani, pubblicato su Onegames, e mi dico: ecco un articolo fatto a modo, con tanto di fonti citate e linkate. E così ci ho capito qualcosa in più.
A quanto pare la cosa è oggetto di studio congiunto tra i ricercatori e la stessa Blizzard, che stanno cercando una soluzione di mediazione tra le esigenze della ricerca scientifica e le esigenze di gioco.
Oddio anche così la cosa non è chiara, però almeno significa che il problema se lo stanno ponendo seriamente e che sono consapevoli dei limiti di questo genere di simulazione.
Sono molto curiosa di vedere come andrà a finire e cosa faranno.

Purtroppo non ho modo di leggere l'articolo originale pubblicato su The Lancet Infectious Diseases. E' disponibile solo l'abstract, per avere accesso all'articolo completo bisogna essere abbonati. Però ho modo di procurarmelo dal lavoro, e se trovo il tempo e soprattutto la voglia di leggermi tutto in inglese, credo che cercherò di approfondire l'argomento.

Ho sempre pensato che il gioco on line, soprattutto i mmorpg, e soprattutto quando attirano così tanti giocatori, siano qualcosa di più di semplici "giochi". In verità sono dei fenomeni molto interessanti, per il tipo di esperienza che offrono, per il tipo di interazione e di organizzazione che avviene al loro interno. Qui in Italia siamo un po' indietro in queste cose, i net-gamer tendono a essere visti come strane bestie. Le cose di cui si discute più spesso sono la presupposta "dipendenza" e il timore che possano indurre comportamenti violenti e anti-sociali...ok, sto andando fuori tema, spero di poter parlare anche di queste cose, in modo più serio e meditato, in altri post del blog.
Il mio obiettivo principale in questo blog è di finire la guida (e ancora ho tanto da scrivere), e poi di allargare il discorso... con altre guide, altri temi, altri racconti.. sempre su WoW e dintorni. Un progetto un po' vasto, mi rendo conto, ma lo sto portando avanti con piacere, e finché è così vado avanti.


2 commenti:

Gilraen ha detto...

Complimenti per il blog intanto ;)

In merito all'articolo non mi sembra un'idea bruttissima. Penso che comunque congiuntamente ricercatori e Blizzard riusciranno a trovare un accordo.
E poi è una variante anche per noi giocatori, un diversivo che si può tranquillamente evitare sloggandosi e lasciando perdere WoW per quel giorno o periodo ;)

Saluti da Jahendryn, Blood Elf Rogue su Defias Brotherhood

Myra ha detto...

Sì, infatti credo che sarà interessante scoprire cosa si inventano :)

Grazie per i complimenti.

 

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